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La produzione di Xiaomi fortemente impattata dal Coronavirus

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Oltre a essere un pericolo sempre più di massa per quanto riguarda la salute delle persone, il nuovo Coronavirus che porta alla patologia del COVID-19 sta causando anche dei grossi grattacapi dal punto di vista manifatturiero e industriale. In ambito elettronico, Apple, Xiaomi, Realme e TCL sono fra le aziende maggiormente colpite dal Coronavirus.

Prima di analizzare l’esperienza di Xiaomi, parliamo un attimo di Apple che, basando quasi per intero la propria produzione in Cina (attraverso le fabbriche di Foxconn), sta avendo dei cali di produzione molto importanti. Il gigante con sede a Cupertino stava osservando vendite più alte del normale dell’ultima serie di iPhone 11, ma l’epidemia virale sembra aver paralizzato la sua catena di approvvigionamento. Questo si estende anche alla serie Apple Watch dell’azienda.

Inoltre, è stato riferito che Xiaomi e TCL hanno dovuto affrontare una significativa carenza di approvvigionamento per i rispettivi modelli di Smart TV. E poiché Xiaomi non si limita nel suo essere presente nelle categorie elettroniche più disparate, il Coronavirus ha creato anche dei problemi nel suo reparto di condizionatori.

Allo stesso modo, Realme sta attualmente affrontando simili problemi di approvvigionamento, soprattutto relatvamemte ai suoi ultimi modelli di smartphone Realme C3 e Realme 5i.

A partire da ora, la maggior parte dei marchi di cui sopra ha riavviato la produzione in Cina, sebbene la capacità produttiva sia ancora intorno al 35-50% del normale. Vista inoltre la disponibilità limitata, alcuni dei componenti chiave durante questo periodo sono aumentati di prezzo, facendo sì che gli OEM assorbissero il tutto aumentando i prezzi per i consumatori finali.

Il problema è più pervasivo di quanto si pensasse in precedenza poiché i rivenditori online e offline stanno accumulando sempre più prodotti per timori di ulteriori interruzioni nella catena di approvvigionamento, il che sta facendo lievitare i costi di stoccaggio.

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